Famiglia al lavoro – 17 dicembre 2005

Convegno “Famiglia al lavoro. Interazioni, supporti, futuro “, 17 dicembre 2005

Savoia Excelsior Palace – Sala Azzurra, Riva del Mandracchio, 4 Trieste

Ore 9:00 – 17:30

Presenta l’evento l’avvocato Alessandro Predonzani in qualità di presidente del Consultorio Familiare di Ispirazione Cristiana O.N.L.U.S. riassumendo i contenuti del programma e ringraziando l’organizzazione, gli enti patrocinanti e la Caritas diocesana, la commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste ed il Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia nella persona del presidente dott. Raimondo per la collaborazione prestata all’evento.

Fabio Scocimarro riporta i saluti della Provincia di Trieste e la dott.ssa Claudia D’Ambrosio, assessore comunale alle Politiche Sociali e Sanitarie, riporta invece i saluti del sindaco della città Roberto Di Piazza in rappresentanza del Comune di Trieste.

Introdotto dalla moderatrice Daniela Ferletta apre i lavori del convegno il prof. Beppe Sivelli psicologo e psicoterapeuta presidente nazionale dell’UCIPEM, unione consultori prematrimoniali e matrimoniali, individuando le motivazioni del convegno, lavoro e famiglia come entità spesso opposte ed inconciliabili ma allo stesso tempo unite da opportunità comuni di incontro. Il consultorio rappresenta un fondamentale elemento di coesione  e di ricerca delle soluzioni a problemi di conciliazione tra professione ed ambiente famiglia. Beppe Sivelli illustra recenti studi riguardanti l’organizzazione dei tempi individuali e i criteri per l’ottimizzazione degli stessi.

Interviene poi il dott. Egidio Ciola, psicologo e psicoterapeuta della coppia e della famiglia che ribadisce l’importanza della presenza dei consultori sul territorio a supporto delle situazioni di disagio che in sempre più numerosi casi sono diretta conseguenza della gestione dei propri tempi dedicati a famiglia e lavoro.

Il Dott. Giancarlo Marcone, presidente e socio fondatore dell’U.C.P.I.P.E.M., interviene evidenziando l’importanza fondamentale dei consultori familiari negli interventi a sostegno della famiglia. Richiama altresì la disciplina normativa relativa agli stessi e la successione di detti  interventi. Mette in risalto i possibili sviluppi di intervento da parte dei consultori familiari e di una precipua disciplina organica

Un contributo attento e prezioso arriva dalla prof.ssa Maria Paola Pagnini, docente universitario, Assessore comunale per le Pari Opportunità. La prof.ssa Pagnini ripercorre i recenti contributi accademici nell’interpretazione degli studi sulla famiglia e le interessenze  con il mondo del lavoro.

Roberta Merluzzi modera gli interventi pomeridiani introducendo i relativi interventi della sig.ra Ricci ed il sig. Bertea, coniugi, che ripercorrono una preziosa esperienza individuale unita all’impegno comunitario presso strutture attive in ambito sociale a Roma. Famiglia e lavoro nell’accezione riportata rappresentano un esempio di equilibrio e ricerca di fattive interessenze e crescita familiare.

Il com. Franco Trevisan, presidente forum delle associazioni familiari FVG interviene fornendo un importante elemento di riflessioni in ordine all’attuale disciplina fiscale ed ai possibili  interventi in materia anche fiscale per agevolare la convivenza tra esigenze aziendali e necessità familiari.

L’on. Luciano Falcier auspica in un lungo ed articolato interventi, richiamandosi alle disposizioni di rango costituzionle attinenti alla famiglia, una maggiore attenzione alle competenze ed ai doveri dello stato, interlocutore istitituzionale preposto all’armonizzazione dei processi di coesione tra realtà professionali ed esigenze familiari

Interviene il dott. Egidio Ciola, psicologo e psicoterapeuta, referente del consultorioi U.C.I.P.E.M. di Cuneo, il quale evidenzia il ruolo dei consultori familiari in ordine ai rapporti tra lavoro e famiglia, rilevando, altresì, l’esigenza di intervenire al fine di creare una cultura tale da garantire lo sviluppo armonico della stessa senza dimenticare le esigenze lavorative.

La dott.ssa Claudia D’Ambrosio riporta il dialogo ad una dimensione prettamente pratica: millecinquecento interventi dell’assessorato comunale alle politiche sociali e sanitarie rivolti ai minori. Ma soprattutto un concreto impegno di progettazione sperimentale per azioni  in grado di fornire adeguato supporto alle famiglie ed alla genitorialità. Importante il contributo in merito al progetto “In famiglia”, orientato a deistitituzionalizzare bambini già allontanati dalle famiglie ad essere ricevuti in nuove realtà famigliari precedentemente formate.

La dottoressa ha evidenziato inoltre il ruolo del consultorio nelle azione di sostegno alla genitorialità che sempre dovrebbe essere implementato e sostenuto dalle istituzioni.

 

Intervento dott.ssa Maria Paola Pagnini

-estratto-
Nel porgere i miei saluti a tutti i partecipanti a questo convegno organizzato dal Consultorio Familiare di origine cristiana, desidero ringraziarne i suoi promotori per il loro invito a partecipare ad un confronto su un tema così ricco e centrale della nostra vita e del nostro vivere.

Il tema del convegno, ³famiglia al lavoro², è già una scelta di una focalizzazione decisa e importante, di qualità, degli aspetti della questione. Famiglia e lavoro sono due concetti, permettetemi, due entità, che esprimono vita e vitalità. La famiglia è amore, condivisione, unità, genitori e figli, crescita e speranza. E¹ il luogo , fisico ed emotivo, dove si compiono la maturazione dei significati dell¹esistenza dell¹uomo. Si riceve e si dà la vita, si impara ad amare ed essere amati. Si impara a convivere in una prospettiva ed in una dimensione emozionale che ci consegna l¹ineluttabilità dell¹essere inseriti in una prospettiva temporale in cui occorre comprendere il proprio sé, la propria personalità e le proprie aspirazioni, per proiettarle al di fuori di noi, nel nostro interagire col mondo esterno, alla ricerca della propria realizzazione personale, professionale ed interiore, che è il significato primigenio nel conferire un senso alla nostra esistenza.
Il lavoro è la dimensione esterna di questo processo. E¹ la forza vitale, demiurgica, con cui l¹uomo cresce e fa crescere sé stesso, la sua collettività, la sua famiglia. Pertanto non è solamente un mezzo per assicurare la sussistenza, è la cifra dell¹intelligenza umana nell¹emanciparsi dal suo stato animale per evolversi, per assicurarsi la dignità della propria persona, per migliorarsi e migliorare.
Questa premessa non vuole essere un volo pindarico sull¹antropologia umana, ma vuole sottolineare la complementarietà di due aspetti che questo convegno giustamente propone come sintetici e non dualistici: la famiglia al lavoro.
La famiglia, i suoi componenti, lavora. I ragazzi che oggi lavorano, e che magari sono ai primi impieghi, sognano e lottano per una loro emancipazione economica, perché anche loro possano riuscire a costruire un progetto di
vita insieme al proprio partner. In un approccio olistico, l¹unico che possa comprendere la dimensione umana nella sua completezza senza cedere alle derive solipsistiche che frammentano l¹identità di un uomo a seconda dei
contesti in cui interagisce, vita- lavoro- famiglia sono aspetti che si compenetrano, completandosi a vicenda.

Dunque, il primo forte messaggio che deve fare proprio questo convegno, anche come impostazione metodologica, è una riaffermazione dell¹unità della famiglia e del lavoro, sia nella loro valenza economica che sociale.

Tuttavia, bisogna rapportarsi con una realtà difficilmente comprensibile e gestibile. Il lavoro ha  subito radicali trasformazioni negli ultimi decenni, in forza della riorganizzazione complessiva del sistema economico e produttivo a livello mondiale, e sono ormai consolidati dall¹analisi economica alcuni punti fondamentali di tale cambiamento:
. si è interrotto quel circolo virtuoso che aveva in genere legato occupazione e sviluppo;
. si assiste al diffondersi di forme e modalità molto differenziate di lavoro;
. i percorsi lavorativi individuali sono sempre più caratterizzata da cambiamento rapido, bisogno di aggiornamento professionale permanente, di flessibilità nelle abilità/ competenze professionali, di disponibilità a frequenti cambiamenti di contesto e condizioni lavorative;
. aumenta il pericolo della disoccupazione, che colpisce anche più componenti all¹interno della famiglia.
. Il lavoro femminile (per molti versi intrecciato con la vita familiare in modo più rilevante di quanto non sia quello maschile) è poi quello che risente di più di queste trasformazioni, che tendono sempre più a rispondere
alla logica di mercato e aziendale.
Anche per quel che riguarda la dimensione sociale del lavoro, le innovazioni tecnologiche e organizzative oggi in via di sviluppo propongono alcune sfide di non facile soluzione alle imprese, ma soprattutto alle persone e alle
famiglie, quali il rischio dell¹isolamento e della solitudine nel caso dello sviluppo del telelavoro, o la possibile significativa ridefinizione degli spazi abitativi e relazionali familiari, sempre nel caso del lavoro svolto
nella propria abitazione (oltre alle più generali problematiche di ³tutela² dei diritti dei lavoratori).

Che fare allora? Da tempo si parla di ³conciliare famiglia e lavoro².
L’Unione Europea ha varato programmi, direttive e raccomandazioni, e così pure in Italia i governi centrali e locali parlano da parecchi anni di misure di conciliazione. Questi programmi fanno riferimento ad una legislazione specifica e a organismi particolari, come le Commissioni di pari opportunità, che dovrebbero servire soprattutto a favorire la donna nell’inserirsi nel lavoro, nel mantenere l’occupazione o ritornarvi se ne è uscita per motivi di vita familiare. Di fatto, particolarmente in Italia, i risultati effettivi di tali misure siano ancora molto scarsi.
Particolarmente in questo Paese, il mondo del lavoro stenta a vedere la famiglia, e la famiglia non riesce a conciliare le sue esigenze con il lavoro che cambia.
Di fronte a questo stato di cose, chiederci: che cosa vuol dire conciliare famiglia e lavoro?, che è l¹approccio tipico delle politiche a sostegno della famiglia o di intervento nel mondo del lavoro, induce già ad un errore di fondo , nel proporre una dicotomia, una irriducibilità cui bisogna fare fronte con una conciliazione.

Il lavoro è il fondamento su cui si fonda la vita familiare. Infatti la famiglia è, al tempo stesso, una comunità resa possibile dal lavoro e la prima interna scuola di lavoro per ogni uomo, come viene enunciato nell¹enciclica di Giovanni Paolo II Laborem Exercens. In una società dove la competizione avulsa dai principi meritocratici della cultura e della professionalità sta diventando causa e conseguenza di un¹anomia generalizzata, sia in ambito lavorativo che in quello delle relazioni interpersonali, la funzione educativa della famiglia che richiamavo all¹inizio può e deve essere uno degli strumenti per ribadire la moralità dell¹uomo e del suo lavoro. La deriva relativistica della nostra società, che assegna valore al successo e non all¹impegno, sta distruggendo le persone, riducendo le loro risorse e qualità umane e professionali a risorse e capacità economiche.

Questo introduce ciò che più ho a cuore nel comunicarvi: occorre predisporre una gestione delle risorse che esalti la dignità dell¹uomo, riconoscendogli il valore di essere una potenzialità di sviluppo e crescita nel lavoro.

La famiglia può e deve svolgere un ruolo prezioso e, per molti versi, insostituibile. Oltre all¹apporto positivo anche in termini economici che essa sa e può offrire al complesso mondo del lavoro e al di là delle grandi risorse di solidarietà che possiede e che spesso esercitano una funzione di sostegno verso chi, al suo interno, si trova senza lavoro o è alla ricerca di una occupazione, fondamentale è il ruolo educativo che la famiglia è chiamata ad esercitare anche in ordine a ciò che riguarda il senso del lavoro e l¹orientamento professionale.
Attraverso la testimonianza di un sano equilibrio tra impegno lavorativo e impegno di vita, specie familiare, ed evitando di correlare la dignità del lavoro al conseguimento di un titolo di studi superiori da parte dei figli, i genitori offrono una corretta visione del lavoro, compreso quello manuale.
La famiglia porterà così il proprio contributo per superare la mentalità che vede il lavoro come realtà puramente accidentale e strumentale, estranea alla vita e alla costruzione della maturità della persona.
La famiglia dovrebbe essere il luogo dove si ricercano e consolidano le verità., i significati profondi che si vuole dare alla propria vita. Ovvero essere uno specchio ed un correttivo alla vita che si conduce nella società.
Da qui l¹importanza e la fragilità di questo compito. Pensare ai lavoratori come persone che producono ma che, purtroppo, hanno esigenze familiari, è distruttivo. Si induce una sorta di schizofrenia, che altro non è che la
difficoltà o l¹incapacità di rapportare la propria identità cosciente in rapporto di interazione con la realtà in cui si vive. La vita umana ha un significato, e tutti noi lo ricerchiamo. La realizzazione più grande è la completezza delle nostre dimensioni materiale, emozionale e spirituale.
Settorializzare il continuum delle esperienze quotidiane secondo una mera ottica funzionalistica scinde la visione di sé in un disegno difficilmente ricomponibile. I tempi e i codici dei contesti in cui un uomo giornalmente vive si separano e creano in un individuo non l¹unità, ma la divisione. Tempo del lavoro e tempo della famiglia si separano. Diventano antagonisti e irriducibili. Queste due sfere non sono totalmente impermeabili, ma devono
(e di fatto possono, nella normalità) trovare spazi di comunicazione, di interazione, nella vita della persona e della famiglia; così, per esempio, il valore del lavoro può e deve essere sperimentato in famiglia, come un valore educativo forte, in funzione del modo in cui chi svolge una attività lavorativa riesce a inserirne la ³valenza buona² anche ³dentro² la famiglia, testimoniando l¹importanza di valori quali la responsabilità, la conoscenza, l¹impegno.
Inoltre, bisogna constatare che le scelte economiche delle persone non sono elaborate su base individualistica, ma vengono decisivamente determinate o addirittura condizionate (nel bene e nel male) dal contesto familiare entro cui esse vengono prese. Così, per esempio, le scelte professionali e lavorative delle persone sono valutate e contrattate dentro la famiglia, come nel caso dell¹ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, oppure nella scelta, tra marito e moglie, del grado di impegno lavorativo di ciascuno, a fronte dei carichi familiari. Analogamente, le scelte di consumo sono fortemente condizionate dal contesto familiare (vacanze da single o con tre
figli piccoli, generi alimentari, casa, auto, ecc.).
In altre parole l¹individuo, sia come lavoratore, sia come consumatore, si relaziona al mercato (al sistema economico, al lavoro, al consumo) attraverso un ²filtro familiare², in cui entrano in gioco i valori delle persone e della famiglia, le risorse individuali e familiari, i progetti sul futuro e i vincoli del presente, e ogni altro elemento che segna la vita di ogni nucleo familiare.

Pensare il lavoro come ³spazio non familiare² e la famiglia come ³spazio del non lavoro² è la mentalità che vuole le persone esclusivamente dedicate alla produttività. È la mentalità che ha portato alla costruzione di un sistema
delle relazioni industriali in cui non si riescono più a ricomporre le esigenze delle parti sociali, all¹esigenza di assicurare la flessibilità del mercato del lavoro dimenticando i diritti della persona e i più elementari strumenti anticlici di politica economica, a concretizzare le difficoltà dei tempi che viviamo nella fatica che comporta creare una famiglia e avere dei figli. Questa mentalità dimentica che il lavoro cosiddetto esterno è valore della vita, che non può non entrare nel ³lessico familiare², nel vivo della vita familiare, sia soprattutto perché la vita stessa della famiglia si costruisce grazie al ³lavoro familiare² svolto dai propri membri per la vita stessa della famiglia (dal lavoro di cura al lavoro casalingo, fino alla gestione della famiglia come soggetto di consumi, guadagni e risparmi), che
costituisce una ricchezza mai contabilizzata nei dati sul reddito nazionale, ma che è risorsa primaria essenziale nella vita quotidiana delle persone, capace di qualificare, nel bene e nel male, la vita della famiglia e della società.

La situazione attuale è indubbiamente problematica e delicata, occorre compiere sacrifici e lottare per migliorare. Tuttavia occorre fare uno sforzo più grande, che non sia improntato all¹elaborazione di una politica esclusivamente di conciliazione. Altrimenti si incorre in tre distorsioni che si è fatto in questi anni nel modo di interpretare la conciliazione:
la femminilizzazione del problema (formalmente si parla di pari opportunità fra uomo e donna, in realtà le misure sono quasi tutte mirate alle donne); un approccio utilitaristico/produttivistico di stampo lavoristico (lo scopo
delle misure conciliative è sempre subordinato all’efficienza e alla competitività dell’azienda), un orientamento individualistico (si tratta di sostenere le libertà e responsabilità degli individui, più che il bene relazionale della famiglia).
Benché il termine conciliazione si riferisca formalmente alla famiglia, in realtà le richieste e le prospettive rimangono essenzialmente individualistiche, trattano la famiglia come un vincolo e non come una risorsa, e comunque non evidenziano le conseguenze che le politiche auspicate hanno sulla famiglia nel suo insieme.
In sostanza, la conciliazione viene ancora trattata come una questione legata ai bassi tassi di partecipazione femminile al mercato del lavoro, anziché essere trattata come una ³questione di famiglia² che riguarda in
uguale misura uomini e donne e qualunque ambito di lavoro considerato come organizzazione.

L¹erronea impostazione di intendere le persone lavoratrici che compongono una famiglia come ³persone che hanno esigenze familiari², piuttosto che risorse, ha delle pesanti e gravi ricadute sul tessuto economico e sociale
del Paese. Non mi riferisco solamente agli aspetti sociologici e del prodotto nazionale, quanto al modo di intendere i rapporti tra privato-stato( inteso sia istituzionalmente che come società civile) e creazione e ridistribuzione della ricchezza. Nuclei familiari che coltivano la speranza di migliorare la propria condizione con il lavoro costituiscono
un tessuto sociale forte e virtuoso che sa produrre meglio e più efficacemente. La  famiglia non è più quella dei semplici affetti privati, ma è un soggetto sociale che chiede il riconoscimento delle sue funzioni sociali e pubbliche. Una forma di famiglia nasce perché si modificano gli scambi che i membri della famiglia hanno con il mondo del lavoro, e, viceversa, l’impresa cambia perché si rende conto di dover aumentare la propria responsabilità verso la famiglia se vuole essere attraente e competitiva.
Come sistema Italia occorre compiere un cambiamento di mentalità che sia il presupposto teorico per le nuove politiche da attuare. Occorre non solo conciliare, ma occorre esaltare, dare convinzioni del ruolo unico ed
importante del valore in sé dell¹essere umano e della sua realizzazione
nella famiglia. Senza scadere nell¹enunciare solo ideali, senza lavorare
infatti non si mangia, ne siamo ben consapevoli tutti, occorre ribadire con
forza, anzi convincere con forza le persone, le famiglie del loro ruolo
nella vita della comunità.
L¹attività dei consultori dovrebbe infatti essere capace di realizzare un
messaggio quasi mediatico per l¹importanza e la vastità della sua portata.
Operando sul territorio, con i colloqui ma anche con campagne di
sensibilizzazione, dovrebbe porsi come soggetto educatore dell¹attività di
indirizzo e assistenza che svolge la famiglia nei confronti dei rapporti col
mondo del lavoro dei suoi membri. Infatti esiste una relazione diretta tra
qualità delle relazioni e dei meccanismi decisionali della famiglia, scelte
occupazionali dei singoli e benessere individuale e familiare. La scelta di
lavorare da parte di entrambi i coniugi (o da parte di uno solo dei due) può
essere positiva se emerge da un percorso condiviso, da una riflessione
comune, ma può diventare fattore di frattura e rottura relazionale, se
emerge da scelte individualistiche, o da conflitti non ricomposti. E¹ questo
uno dei luoghi in cui sono più direttamente implicate le scelte valoriali
della famiglia, condivise e non; dare priorità al guadagno, al benessere
economico, oppure alla qualità relazionale, oppure alla capacit�
solidaristica e di apertura della famiglia modifica radicalmente le
dinamiche familiari, le scelte lavorative, la qualità complessiva della vita
familiare.
La focalizzazione deve essere sulla qualità della vita, sull¹importanza
della volontà di migliorarsi costantemente, nel lavoro come nella vita
privata, ma anche quello di sapere apprezzare e soprattutto essere
consapevoli di quello che si ha e di saperlo difendere.
La gestione delle risorse è un aspetto dell¹organizzazione del lavoro che
interviene fortemente nel nostro modo di vivere contemporaneo. La sua
applicazione non appare quindi fuori luogo in un luogo, la famiglia, che
racchiude notevoli potenzialità per sfruttare le sinergie e i comportamenti
virtuosi che si sviluppano tra persone che si amano e vivono insieme. Questi
sono riflessioni che dovrebbero essere fatte proprie anche da quei soggetti
istituzionali e del mondo del lavoro che devono attuare delle politiche di
interesse nazionale o che più semplicemente gestiscono le forme di
contrattazione e i rapporti tra datori di lavoro e personale :la famiglia
rappresenta la prima forma di assistenza e difesa economica dell¹individuo
dalle incertezze e dalla precarietà. Inoltre potrebbe significare un luogo
che invece rappresentare problemi che distolgono l¹individuo dal proprio
lavoro, costituirebbe una sicurezza nel panorama interiore di ciascuno:
avere la possibilità di poter contare su una sfera privata ed emozionale
ricca e stabile costituisce per un genitore, per un figlio, una risorsa
inesauribile di fiducia e apertura alla vita, al mondo, alla società, al
lavoro.
In questo senso, per un datore di lavoro, per un¹azienda, sarebbe di non
poco conto saper intrecciare una relazione proficua e seria con un
consultorio che non solo sappia essere di mediazione tra esigenze delle
imprese e delle famiglie, ma che soprattutto sappia svolgere meritoriamente
la sua principale funzione di assistenza, supporto ed aiuto ai nuclei
famigliari.
Lo spazio delle attività del consultorio è esattamente quello
dell’interscambio tra famiglia e azienda: è lo spazio relazionale in cui si
collocano tutti i servizi e le misure che hanno lo scopo di realizzare
l’equilibrio tra famiglia e posto di lavoro.
La capacità di ricomposizione dei problemi in una dimensione intima e
conosciuta come quella di casa potrebbe essere uno dei fattori vincenti per
la valorizzazione dell¹individuo in sé e per sé, come risorsa da gratificare
e non solo da usare, sia a livello lavorativo e professionale, sia a livello
del nucleo familiare, sia ancora a livello della comunità.

 

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