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VISITA DEL VESCOVO DI TRIESTE AL CONSULTORIO

pubblicata da Consultorio Trieste Onlus il giorno giovedì 24 marzo 2011 alle ore 21.09

Tiziana Melloni

Benedizione

Lo scorso lunedì 21 marzo l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha fatto visita al Consultorio di ispirazione cristiana Onlus in via Rismondo 11, per benedire la sede, per rivolgere un indirizzo di saluto ed incoraggiamento all’équipe e per rivolgersi in special modo ai fidanzati, che il lunedì sera hanno qui il consueto appuntamento per il corso di for…mazione al matrimonio del decanato di S. Antonio Taumaturgo, con la guida di padre Massimo Proscia cmf e dei coniugi Donatella ed Ettore Camber.

Ad accogliere il presule, il presidente del Consultorio, avv. Alessandro Predonzani, la coordinatrice, dr. Giuliana Camber insieme agli operatori ed ai volontari della struttura.

Mons. Crepaldi dopo un breve momento di preghiera ha benedetto le sale del Consultorio, che si sta preparando proprio in questi giorni al XXII Congresso nazionale dei consultori familiari dell’Ucipem (“L’armonia nel cambiamento”, Trieste, 20 – 22 maggio) ed alle celebrazioni per il 30° anniversario di fondazione.

Dopo la semplice cerimonia della benedizione, l’arcivescovo ha chiesto a ciascuno degli operatori di presentarsi ed illustrare brevemente la propria attività.

Ha quindi iniziato la sua riflessione dicendo che «Il Signore è relazione, la fede è relazione e la famiglia è l’espressione fondante di questa relazione nella società».

«Gli operatori – ha proseguito mons. Crepaldi — hanno il difficile compito di “curare le ferite” che spesso si generano nelle relazioni soprattutto familiari, quando l’insofferenza dell’individuo tende a disgregare il rapporto».

Ed è proprio la famiglia il primo dei quattro ambiti sul quale l’arcivescovo intende focalizzare l’attenzione del Sinodo diocesano, che si svolgerà il prossimo anno a Trieste. Famiglia come relazionalità, ma anche come sessualità consapevole. Il secondo ambito di riflessione del Sinodo riguarderà i giovani e la grande sfida educativa; terzo ambito sarà il contesto culturale, come terreno di sviluppo di riferimenti di vita; infine la povertà, crescente anche in una città benestante come Trieste.

«In questa azione di sviluppo delle relazioni interagenti tra le varie componenti che animano la Diocesi — ha aggiunto mons. Crepaldi — è fondamentale valorizzare sia il ruolo della comunicazione, condizione indispensabile per vivere insieme, che della formazione mirata per contrastare l’anarchia culturale che crea disorientamento, mentre, viceversa, tante persone stanno cercando di dare un senso alla vita».

Ed è proprio la scelta del matrimonio uno dei momenti in cui emerge con più forza l’esigenza di riflettere sul senso dell’esistenza, perché il matrimonio tende a comprimere l’individuo, a massacrarlo, per creare un’entità nuova, un’unione che ha la forza di dare la vita.

Dopo aver ringraziato tutti gli operatori, che prestano la loro attività da tre decenni presso il Consultorio in questa azione di prevenzione e di cura, mons. Crepaldi si è rivolto ai fidanzati, offrendo loro una preziosa lettura del tema del Sacramento del matrimonio.

Anche ai giovani mons. Crepaldi ha chiesto di presentarsi; è emerso così un mosaico di provenienze: sono molte infatti le coppie che giungono da varie parti dell’Italia e non solo, per mettere su famiglia a Trieste.

Entrando nel vivo del tema, l’arcivescovo ha evidenziato il carattere sacramentale dell’unione degli sposi cristiani: «Quando si riceve il sacramento, si va a “scomodare” Dio stesso. La relazione è con Dio, non solo degli sposi tra loro». Il matrimonio è istituito da Dio nel momento stesso della creazione (“Non è bene che l’uomo sia solo”, Gen 2, 18); l’uomo e la donna hanno la stessa origine e, insieme, hanno il compito di essere una carne sola, di crescere e moltiplicarsi (Gen 2, 21-24; Gen 1, 28). Il matrimonio è dunque una relazione d’amore tra uomo e donna basata sull’amore di Dio stesso; è fondato perciò sull’accoglienza; sulla fede; sulla reciprocità. «Con il matrimonio — ha ribadito mons. Crepaldi — muoiono le due individualità e si crea una cosa nuova: per questo si parla di “unidualità”».

In tale rapporto nuovo la fecondità è essenziale: «Ci si sposa per avere figli. Occorre dirlo: accade che i giovani si sposano e non mettono in conto questo aspetto costitutivo del sacramento».

Mons. Crepaldi si è quindi soffermato su un altro pilastro del matrimonio cristiano: l’indissolubilità. «Quando Dio interviene nel rapporto dei due sposi, lo sanziona per sempre. L’indissolubilità non dipende dalla buona volontà dei due, ma dalla presenza stessa di Dio». Il matrimonio nell’Antico Testamento è figura dell’alleanza tra il Dio d’Israele ed il suo popolo; nel Vangelo, esso viene ancor più arricchito, divenendo immagine dell’amore tra Cristo e la sua Chiesa. La fedeltà è dunque il terzo baluardo del sacramento: «La fedeltà oggi è un tema rischioso — ha affermato mons. Crepaldi. — Tutto induce ad essere infedeli. Il modello è quello del vagabondaggio affettivo. Si vive spesso in un caos tremendo. La fedeltà è un rigore, un ordine che il matrimonio richiede».

Tali valori dunque — fecondità, indissolubulità, fedeltà — sono in cima alla scala delle priorità in un rapporto tra sposi cristiani uniti non solo dal loro amore, ma dall’amore di Dio stesso. C’è tuttavia un quarto aspetto che fonde e fa crescere tutti gli altri ed è il perdono: «Il rapporto di coppia non è sempre facile. Nel conto dell’amore, mettete sempre il perdono». Non è infatti dalle cose materiali che dipende la felicità della famiglia, ma dalla bontà della relazione: «Coltivare con costanza il rapporto è essenziale non solo tra marito e moglie, ma anche tra genitori e figli». L’arcivescovo, nell’accomiatarsi dai fidanzati, li ha così esortati: «Nel momento in cui sarete all’altare per promettervi il vostro amore, guardatevi negli occhi e ditevi: “per te sono disposto a perdere la mia vita”. È questo l’ideale cristiano del matrimonio».

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